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Luciano Lelli
Per una convivenza non endemicamente conflittuale tra le Nazioni e le persone umane: l'opzione luminosa e numinosa per il Liberalismo
Dopo molta attività di pensiero e impegno di studio a raggio assai espanso, ho elaborato l'ampio saggio allegato a questa presentazione, con il proposito prevalente di specificare in primis a me stesso la mia collocazione ideale e valoriale in un contesto politico (globale e nazionale) connotato con egemonia sconcertante da caratterizzazioni di assai mediocre qualità e pure peggio, designabili (con ricognizione parziale) ideologismo post-marxista, improvvisazione, voluttà di prevaricazione, dissimulazione, banalità, sradicamento, scissione dalla cultura, retorica di infimo rango, convinzione acefalica di risiedere nella verità, sfrontato immoralismo, .....
A contrasto dell'accennata cloaca di disvalori da una galassia di individui praticata (come impudenti condizionatori delle coscienze o schiavi ideologici), io ritengo imprescindibile l'adesione al principi, agli ideali e ai valori del Liberalismo, quali una lunga schiera di menti eccelse ha individuato e teorizzato (i maestri maggiori nel saggio sono esplicitamente presentati con sintesi delle loro pronuncie più originali). Alla parola "Liberalismo" io abbino, per specificare la mia collocazione, il termine "conservatore": con detta dizione non mi associo per altro al significato usuale, punteggiato di apprezzamento negativo. "Conservatore" significa nella mia denominazione persona che preserva valori e ideali di protratta e poliforme fondazione filosofica, condensati nel saggio in una decina di parole-chiave
Pubblicazione: 20 04 2020
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Luciano Lelli
Del populismo
Ci sono individui (mi riferisco in particolare a politicanti e scribi - anche vacui chiacchieratori - sé dicenti "progressisti", incistati ovviamente in qualche scoglio dell'arcipelago della cosiddetta sinistra) i quali in scritti ed emissioni vocali ogni tre termini buttano fuori di bocca la malfamata parole "Populismo". Naturalmente seguendo il mainstream tracciato dagli orientatori di maggiore autorevolezza, senza essersi mai presa la briga di capire il lessema, di studiarne la connotazione concettuale e storica.  In questo intervento critico con asprezza tali egutturatori inconsapevoli di ovvietà e banalità e tento di apportare al riguardo una qualche se pure assai sintetica chiarificazione illuminativa
Pubblicazione: 22 03 2019


Luciano Lelli
Fascismo e antifascismo (rosso): facce speculari, stessa razza
Questo articolo (cronologicamente un po' datato, ma tuttora perfettamente attuale) si inoltra in considerazioni argomentative concernenti il Fascismo storico e il Fascismo ontologico, aspramente rampognando gli usi strumentali del termine Fascismo privilegiati dalle genti di sinistra. Le quali non s'avvedono del fatto che con la feroce virulenza avversativa che le connota in realtà si collocano senza scampo entro la categoria storica e ontologica del Fascismo. E' poi stupefascente che le masnade ideologiche menzionate adoperino questo come altri designatori semantici (razzismo, populismo, sovranismo, .....) come se fossere macigni da scagliare ad ogni pie' sospinto dentro i discorsi, senza tentare neppure un minimo sforzo di interpretazione razionale, di svincolamento dalle spire strangolanti dell'ideologia nella quale si avvoltolano
Pubblicazione: 04 03 2019

Ernesto Galli Della Loggia
Spaesati e deboli noi europei e la paura del declino
Questa analisi risale a oltre due anni fa, ma conserva intatta tutta la sua pregnanza, anzi, diventa sempre più evidente che quella strangolante l'Europa è una vera e propria "crisi di civiltà". Il politologo è circostanziato nella rilevazione dei sentimenti, delle debolezze, della rassegnazione, del pessimismo esistenziale che attanagliano gli Europei: non si diffonde però nella individuazione dei comportamenti auspicabili in grado di contrastare l'esiziale deriva. Ne elenco alcuni, senza minimalmente argomentarli: orgoglio della propria grandezza per il contributo dato alla civilizzazione umana; radicamento nella straordinaria cultura prodotta, senza dubbio la più qualitativa costruita nel mondo; determinazione a preservare con ogni mezzo la propria identità; solidarietà  intensissima tra i popoli costituenti la gens europea; potenziamento della forza militare unitaria come strumento atto a mantenere con massimi decoro e dignità la propria collocazione nel concerto delle potenze del globo e ad evitare che parassiti e aggressori d'ogni risma e provenienza approdino (continuino a riversarsi) nel Vecchio Continente con il proposito di installarvisi quali sgraditi, alieni e distruttivi conviventi,.....
Pubblicazione: 07 10 2018 (in Corriere della Sera, 25 luglio 2016
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Dario Antiseri
In Italia stiamo per inventare la "tirannia della minoranza"
Il titolo del saggio si riferisce al pericolo corso dalla Nazione italiana se avesse prevalso il sì nel referendum costituzionale sostenuto in primis dal duo Boschi-Renzi, per buona sorte rigettato da clamorosa maggioranza di cittadini. Il testo però, a prescindere da tale contingenza, analizza i principi peculiari del liberalismo nella gestione dello Stato, con serrata icasticità argomentativa, avendo come prestigiosi e illuminati referenti politologici gli esimi maestri di "Economia" Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek
Pubblicazione: 18 08 2018 (in il Giornale, 4 settembre 2016)


Ernesto Galli della Loggia
Integrare senza sensi di colpa
Riflessione di estrema pertinenza, condivisibile senza riserve, sul più drammatico problema che affligge l'Europa, per colpa dei suoi ultramediocri governanti lontano da una accettabile soluzione, anzi in fase di aggravamento progressivo. Galli della Loggia evidenzia con lucido disincanto le modalità in cui dovrebbe avvenire l'integrazione culturale dei pretendenti africani e asiatici a sedere da commensali al tavolo attorno al quale gli europei si nutrono (senza avere gli immigrati in nessun modo contribuito ad apparecchiarlo con i propri lavoro e fatica). E' pienamente consapevole che detta integrazione ha forma e sostanza d'utopia, perché gli invasori, radicati nella propria cultura - così come tutti gli individui umani - non hanno intenzione alcuna di integrarsi. Sic stantibus rebus, due le soluzioni virtualmente praticabili: l'assimilazione (acculturazione) coatta e perentoria dei venienti indesiderati e, nel caso assai probabile di loro renitenza a "cambiare pelle", espulsioni in massa e impedimento manu militari dell'invasione. Tertium non datur, quali che siano le farneticazioni di individui tipo Bergoglio e Boldrini e di tal genia di invasati autodistruttori sodali e sostenitori.
Pubblicazione: 22 06 2016 (in Corriere della Sera, 10 gennaio 2016)
 

Piero Ostellino
Bassa efficienza alta fiscalità e troppe parole
L'amara verità è che la crisi che ha colpito la politica è, innanzi tutto, culturale semplicemente, chi governa non ne ha la cultura, cioè non ne possiede neppure i mezzi più elementari - conseguenza diretta di una scuola permissiva voluta da una classe politica, di sinistra, demagogica, che ha preteso doi dare un qualche diploma a tutti, indipendentemente dalla preparazione di ciascuno
Pubblicazione: 16 06 2016 (in il Giornale, 18 febbraio 2016)


Luigi Mascheroni
"Siamo al disastro perché ci siamo illusi di integrare l'islam"
Mentre continua implacabile e inarrestabile l'invasione dell'Europa (in specie dell'Italia) da parte di orde distruttrici in prevalenza mussulmane e Bergoglio, chissà se davvero papa, va a Lesbo (patria di Saffo poetessa) a farsi pubblicità fingendo di solidarizzare con gli immigrati clandestini, ripropongo le lucidissime, micidiali riflessioni in argomento di Giovanni Sartori, spietate contro la demenza cosmica della sé dicente sinistra e l'insipienza abissale della derelitta Europa rassegnata a lasciarsi islamizzare, a piombare senza colpo ferire nel più buio medioevo, disposta per ignavia, stupidità sconfinata degli intellettuali, cupiditas dissolvendi dei suoi ignobili reggitori politici a soggiacere alla tirannia teocratica (sharia) tratteggiata secoli fa nel deserto d'Arabia dal sé dicente profeta di Allah Maometto, legge antiumana basata su spirito di morte, violenza, disprezzo della donna, ripudio della ragione, fideismo acritico e feroce, voluttà di distruzione e autodistruzione. L'atteggiamento più schifoso è di coloro (tizi senza cervello) che per non offendere gli islamici eccitano a venir meno ai nostri costumi, alle usanze, ai fondamenti valoriali che hanno costituito la vera Europa, non l'orrido ectoplasma che cedimento dietro cedimento sta distruggendo la maggiore civiltà fiorita sulla terra
Pubblicazione: 16 04 2016 (in il Giornale, 17 gennaio 2016)


Ernesto Galli della Loggia
Il difficile rapporto con l'Islam
Editoriale scritto prima del devastante attentato di fondamentalisti islamici a Parigi, esso conserva a distanza di mesi intatta la sua validità, per acutezza ed equilibrio argomentativo dell'analisi. Il testo evidenzia che si danno cinque atteggiamenti indispensabi
li da assumere da parte degli occidentali per non venire senz'altro sopraffatti. Ma forse la ricetta è troppo blanda e fideistica. Perché la volontà di annientare i nemici ebrei e nazareni è iscritta nel Corano ed endemica. L'Islam, come religione arcaica e antimoderna che ingloba l'azione politica, è per sua costituzione congenita violento e impregnato di spirito di morte. Esso delira solamente in ottica di vittoria e di sconfitta e gli sono estranei costumi etici quali la tolleranza, il rispetto dell'altro da sé, la convivenza non bellica con persone e popoli diversamente pensanti e agenti. Temo perciò che altro da fare non ci sia per la civiltà europea, se la sostanzia determinazione a sopravvire, fuori della contrapposizione frontale, della lotta senza quartiere contro una religione integralista intrisa di voluttà endemica di sopraffazione e di distruzione. Prima o poi la maggioranza degli europei arriverà a comprendere il rischio mortale che corre: Dio non voglia che quando la coscienza emergerà sia troppo tardi per riuscire a prevalere, come accaduto lungo mille anni di storia dopo secoli e secoli di asperrimo conflitto a trecentosessanta gradi
Pubblicazione: 03 01 2016 (in Corriere della Sera, 7 ottobre 2015)


Ernesto Galli della Loggia
Argini infranti di una comunità
Impietosa ed esemplare analisi della situazione complessiva dell'Italia odierna. Crisi generalizzata e senza segnali evidenti di riscatto. Un'accozzaglia di individui (non un popolo) vocati alla nequizia come le famigerate caste. E un premier, non eletto, maestro di chiacchiere ma sul piano della comprensione dei problemi e realizzativo nullo
Pubblicazione: 26 12 2014 (in Corriere della Sera, 11 novembre 2014)


Luciano Lelli
Dell'estinzione dello Stato in Italia (ormai constatata anche da molti "opinion makers" fino a ieri l'altro ciechi, sordi e, soprattutto, muti)
In relazione allo squallido evento accaduto il 04 05 2014 allo stadio olimpico di Roma, con stupefazione e costernazione molti quotidiani (per esempio il Corriere della Sera e Il Resto del Carlino) hanno rilevato con note accorate che in Italia «lo Stato non esiste più»
Pubblicazione: 24 08 2014

Luciano Lelli
13 tesi per la rifondazione in Italia del partito delle persone radicate nei valori e negli ideali del liberalismo
Nelle recenti elezioni europee la sconfitta subita da Forza Italia è stata di dimensioni devastanti. Essa era attesa ma si confidava nel contenimento della perdita dei suffragi. Invece è intervenuta quella che si deve definire una batosta. Con una percentuale di voti superiore al 40% (pari all’incirca alla quantità ingentissima di aventi diritto che hanno disertato le urne) ha trionfato Matteo Renzi, il quale così ha indubbiamente acquisito la legittimazione sostanziale (non formale) a presiedere la compagine governativa, incarico a cui è pervenuto approfittando dell’ormai endemica patologia del sistema politico italiano [continua]
Pubblicazione: 13 06 2014

Ernesto Galli della Loggia
Il sospetto universale
"L'inciucio!". Molti italiani si stanno ormai abituando a giudicare la politica nell'ottica di quest'unica categoria demonizzante, e quindi a vedere le cose e gli uomini della scena pubblica del loro Paese in una sola luce: quella del sospetto universale. La prima caratteristica della categoria dell'inciucio, quella che la rende così facilmente utilizzabile, è la sua indeterminatezza. L'inciucio, infatti, come insegnano i suoi denunciatori di professione, si annida dovunque. Potenzialmente esso riguarda tutto e tutti. Può consistere nella sentenza di un tribunale, in un articolo di giornale, nella decisione di qualunque autorità, in una trasmissione televisiva, in tutto. Ma soprattutto è inciucio la trattativa, l'accordo, il compromesso espliciti, così come pure - anzi in special modo! - l'intesa tacita che su una determinata questione si stabilisce per così dire spontaneamente ..... [continua .....]
Pubblicazione 27 12 2013 (in Corriere della Sera, 24 aprile 2013)

Luciano Lelli
Italia: derelitta nazione flagellata dall'ingiustizia della giustizia
Tutta l'estate condizionata, sul versante politico, dalla delirante condanna inflitta a Berlusconi per evasione fiscale: dalla larga fetta della magistratura che esonda, travalica, giudica sulla base dei suoi apriorismi ideologici sinistrorsi in totale spregio dello spirito di giustizia, ha instaurato una vera e propria dittatura dell'Ordine Giudiziario, infrange in continuazione l'equilibrio dei tre poteri apicali dello Stato, corrompendo il quale la sovranità del popolo fittiziamente proclamata dalla Costituzione diventa (seguita ad essere) mero flatus vocis. A questo punto il problema fondamentale non è il destino individuale di Silvio Berlusconi ma quello dell'intera Nazione, a rischio di estinzione in quanto tale se i magistrati assatanati dalla brama del potere politico non rientrano nei ranghi, non adempiono con scienza e coscienza la funzione che dovrebbe essere loro propria
Pubblicazione: 28 08 2013 


Luciano Lelli
Poteri legislativo ed esecutivo e ordinamento giudiziario: l'equilibrio squilibrato
Tra i fattori che concorrono al degrado progressivo della derelitta nazione italiana, l'ordinamento giudiziario esplica una funzione negativa di primario rilievo, forse quella più micidiale nella progressiva distruzione dello Stato di diritto. Ciò deriva soprattutto dal fatto che da oltre un ventennio si è frantumato l'equilibrio tra i tre "poteri" costitutivi dello Stato, a causa della intrinseca debolezza del dettato costituzionale in argomento, dell'insipienza e della proclività a riprovevoli comportamenti del potere legislativo (al quale la Costituzione assegna, di fatto, una sempre mal esercitata primazia), dell'incapacità di tutti o quasi i responsabili del potere esecutivo (da oltre mezzo secolo) a svolgere con rigore e integrale eticità la propria funzione. Senza una integrale palingenesi, in primis dell'ordinamento giudiziario, il Paese non è ormai più in grado di sopravvivere alla malattia letale che l'attanaglia.
Pubblicazione: 02 06 2013


Gennaro Malgieri
Ad Atene sta bruciando l'Europa
Non è ancora escluso che la Grecia debba subire il default, ovvero sia un catastrofico suo fallimento. In ogni caso per scongiurarlo il duopolio franco-germanico esige dalla Grecia misure finanziarie draconiane, tali da annichilire i greci, nella propspettiva aleatoria del salvataggio della Grecia in quanto stato. Gli squallidi euroburocrati che hanno realizzato la peggiore Europa che si potesse ipotizzare (senza identità, ideali, prospettive valoriali) sono talmente ciechi da non avvedersi del fatto che senza Grecia (e Italia) l'Europa è una mera espressione geografica, destinata a sfaldarsi, a tornare al plurisecolare frazionamento, a far prevalere egoismi, interessi bassamente economici, spirito di bottega. Perché la luce dell'Europa rifulge solo nella sua storia e nella sua cultura. Delle quali Grecia e Italia sono le protagoniste indiscusse
Pubblicazione: 17 03 2012 (in Il Tempo, 15 febbraio 2012)

Davide Giacalone
Napolitano forza i tempi e smentisce se stesso
Strana gente sia gli Italiani che gli opinion makers scribacchini della carta stampata o comizianti televisivi: il signor Napolitano ha ordito un colpo di stato, sospendendo la democrazia e riducendo i parlamentari a yes men e loro invece di opporsi con la massima determinazione s'adeguono e addirittura si profondono in elogi! Eccezion fatta di pochissimi testimoni, tra i quali Giacalone. Quale la motivazione addotta dai calpestatori della Carta Costituzionale? La necessità di piegare il collo per non fallire alle richieste dei nuovi dominatori del mondo infamemente globalizzato. Orbene: la sovranità popolare ormai è stata giustiziata. Se anche il salvataggio economico-finanziario dovesse naufragare, qualcuno dovrebbe pagare duramente i suoi cinici calcoli
Pubblicazione: 13 02 2012 (in Libero, 24 gennaio 2012)


Giulio Tremonti
La grande crisi vista da Tremonti: neutralizzare la "bisca finanziaria"
Dal 2008, per due anni e mezzo, Tremonti è stato un eccellente ministro dell'economia, rigoroso e implacabile nella salvaguardia del pericolante vascello italico entro la cosmica crisi economico-finanziaria. Ha mostrato la corda (anche per condizionamenti attribuibili al suo carattere spinoso e a una vicenda marginale eppur fastidiosa che l'ha inquietato) quando è entrato in conflitto endemico con il Presidente del Consiglio e ha palesato una notevole incapacità a trasformarsi da mastino della difesa in attaccante creativo e ispirato. Passato dall'azione diretta alla riflessione, nelle pagine qui introdotte formula pensieri acuti e puntualissimi, sull'economia, la finanza, la dittatura del denaro, la degenerazione postmarxiana del capitalismo
Pubblicazione: 12 02 2012 (in Corriere della Sera, 20 gennaio 2012)


Dino Cofrancesco
Non si governa dando retta a chi va in piazza
In Italia (ma anche in Inghilterra e in Francia) si sta diffondendo e ampliando una tendenza perniciosa per la democrazia liberale: la pretesa di minoranze antigovernative anche facinorose e violente di imporre al Parlamento la propria volontà, solitamente assestata nella conservazione dell'esistente. Il lucido, rigoroso saggio qui riproposto analizza magistralmente l'angustiante fenomeno. Liberalismo e pluralismo partecipativo entrano in conflitto se i membri di una comunità nazionale non sono accomunati da un globale atteggiamento relazionale di civic religion
Pubblicazione: 02 01 2011 (in Libero, 29 dicembre 2010)
 

Luciano Lelli

Congetture utopiche per una palingenesi etica e politica dello Stato
La forma "Stato" è in crisi, non soltanto in Italia, anche se da noi la disfunzione si avverte con particolare intensità. Per uscire dall'impasse, una sola strategia sembra praticabile: quella sintetizzabile nello slogan "meno Stato, più società". Il contributo qui introdotto passa in rassegna le ragioni che hanno portato ad acutezza la crisi e le evoluzioni concrete in grado di superare l'attuale stadio di generalizzata confusione. Ma l'autore non si fa soverchie illusioni circa l'effettiva concretizzazione della metamorfosi
Pubblicazione: 13 08 2010

Luciano Lelli
Sinistra, centro, destra: parole abusate vuote di senso
Analisi, in proiezione storica, delle concezioni sottese ai tre termini menzionati e delle strutturali modificazioni concettuali e prassiche intervenute nell'arco di un ventennio e oltre, soprattutto dopo il crollo del comunismo mondiale. Per incidenza del quale i termini si sono del tutto desemantizzati e la sinistra ha completamente smarrito il senso di sé e della sua -supposta - missione salvifica
Pubblicazione: 09 03 2010


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Ernesto Galli della Loggia
Il difficile rapporto con l'Islam
Editoriale scritto prima del devastante attentato di fondamentalisti islamici a Parigi, esso conserva a distanza di mesi intatta la sua validità, per acutezza ed equilibrio argomentativo dell'analisi. Il testo evidenzia che si danno cinque atteggiamenti indispensabili da assumere da parte degli occidentali per non venire senz'altro sopraffatti. Ma forse la ricetta è troppo blanda e fideistica. Perché la volontà di annientare i nemici ebrei e nazareni è iscritta nel Corano ed endemica. L'Islam, come religione arcaica e antimoderna che ingloba l'azione politica, è per sua costituzione congenita violento e impregnato di spirito di morte. Esso delira solamente in ottica di vittoria e di sconfitta e gli sono estranei costumi etici quali la tolleranza, il rispetto dell'altro da sé, la convivenza non bellica con persone e popoli diversamente pensanti e agenti. Temo perciò che altro da fare non ci sia per la civiltà europea, se la sostanzia determinazione a sopravvire, fuori della contrapposizione frontale, della lotta senza quartiere contro una religione integralista intrisa di voluttà endemica di sopraffazione e di distruzione. Prima o poi la maggioranza degli europei arriverà a comprendere il rischio mortale che corre: Dio non voglia che quando la coscienza emergerà sia troppo tardi per riuscire a prevalere, come accaduto lungo mille anni di storia dopo secoli e secoli di asperrimo conflitto a trecentosessanta gradi
Pubblicazione: 03 01 2016 (in Corriere della Sera, 7 ottobre 2015)


Ernesto Galli della Loggia
Dirsi in faccia un po' di verità
Sono molte, forse anche troppe, le cose che il governo attuale si è impegnato a fare. Ma mano a mano che qualcuna di queste viene sia pur faticosamente compiendosi, ci si accorge che esse non bastano a far ripartire il Paese .....
Pubblicazione: 29 08 2014 (in Corriere della Sera, 14 luglio 2014)

Luciano Lelli
L'Europa per la quale palpito
Testo elaborato innanzi la caduta del governo Letta, forse il peggiore nella storia dello stato unitario italiano, anche se è altamente rampognabile la sua liquidazione fuori dalle regole della democrazia con una vera e propria congiura di Palazzo. E' del tutto errato che coloro i quali criticano con asprezza la Comunità Europea e la sua sciagurata moneta siano antieuropeisti. Io ho repulsione per questa Europa, dominata da grigi burocrati, asservita all'interesse delle banche, senza storia, valori, ideali. Nella mia mente ferve invece un'altra figura di Europa: quella dei sommi poeti, filosofi, narratori, scienziati, santi, musicisti, pittori scultori e architetti, .....
Pubblicazione: 23 02 2014

Davide Giacalone
La giustizia ormai è fuori controllo. Ma ai partiti interessa solo salvarsi
Dalla lettura dei giornali di quest'estate parrebbe che il conflitto costantemente all'ordine del giorno riguardi solo Silvio Berlusconi e che in fondo la magistratura operi con avvedutezza incriminando, processando e finalmente condannando il malfattore ottimo e massimo del Paese. Purtroppo le cose non stanno così, come bene evidenzia questo articolo. In una infinità di casi l'Ordine Giudiziario delira, sentenzia a casaccio, pare applicato con la massima determinazione a danneggiare il bene comune e l'ordinata convivenza della Nazione. O si riesce a riformare radicalmente l'amministrazione della giustizia, anche affrontando le aggressioni che sicuramente la magistratura intraprenderà per salvaguardare la sua indebita primazia, oppure questo sciagurato Paese procederà imperterrito sulla via della sua mortifera catabasi
Pubblicazione: 28 08 2013 (in Libero, 15 febbraio 2013)


Ernesto Galli Della Loggia
Molte spese pochi valori
"Chi s'inoltra oggi sul sentiero della politica s'inoltra ... in un vuoto abitato dal nulla. Che non a caso attira perlopiù solo donne e uomini vuoti, senza idee né principi. Che una volta eletti sono destinati a passare il proprio tempo in un'aula come fossero pesci in un acquario: impegnati a muoversi senza un vero scopo, a dare vita a finte passioni e a finte battaglie, il loro unico scopo è restare in attesa del cibo". La citazione esplicita assai bene il tono argomentativo complessivo dell'articolo: è in atto in Italia un processo micidiale di crisi della rappresentanza politica a tutti i livelli, aspirazione esclusiva degli eletti (di tutti i partiti) è succhiare soldi ai cittadini declassati a sudditi, senza vergogna e neppure un proposito minimale di rendicontazione. Il tutto si innesta in un collasso generale dei valori, in una impossibilità di perseguire e coltivare ideali, ormai azzerati nella tenebra endemica del nulla
Pubblicazione: 22 01 2013 (in Corriere della Sera, 25 settembre 2012)
 

Marcello Veneziani
I sinceri democratici cedono alla tentazione dell'antidemocrazia
E' partito un dibattito di grande rilevanza, sul versante di centro-sinistra dello schieramento politico italiano, su un tema fino a ieri tabù, in merito al quale neppure si osava manifestare la minima perplessità per timore di essere accusati di nostalgia per il Fascismo (anche per il Comunismo?): sui fondamenti della democrazia, sul suo funzionamento, sulla rilevanza valoriale insita nell'adesione ad essa, sui vantaggi "materiali" che la pratica della democrazia arreca alla convivenza delle persone, sugli inconvenienti che essa evidenzia con sempre maggiore crudezza nell'attuale contingenza di diffusa ed epidemica crisi economica, finanziaria, sociale, culturale. In merito alla capitale questione, Veneziani propone argomentazioni di alto interesse, meritevoli di approfondimenti e ampliamenti
Pubblicazione: 15 06 2012 (in il Giornale, 16 aprile 2012)

Luca Ricolfi
Disoccupati e la strada verso il nulla
In un frangente di becero giovanilismo imperante, non s'ha ritegno neppure a falsare i numeri. Non un giovane su tre è disoccupato ma una quantità enormemente inferiore. Il vero problema è che i giovani (d'età cronologica) il lavoro non lo cercano, arrivano tardi nel mercato dello stesso rispetto ai coetanei della comunità europea, con una preparazione culturale e professionale nettamente deficitaria. Responsabilità rilevante di tale stato di cose non va addebitata solo ai "giovani", amorfi e inclini alla dissipazione di sé: i genitori, rinunciatari rispetto al loro imprescindibile impegno educativo, e una istituzione come la scuola, svuotatasi di rigore, disciplina, severità, mission orientata all'eccellenza, valorizzazione dello spirito di sacrificio come strumento per la realizzazione di sé, condividono ampiamente con i "giovani" stessi l'onere dell'endemico disagio crudamente in scena
Pubblicazione: 27 12 2012 (in La Stampa, 5 febbraio 2012)


Ernesto Galli della Loggia
Un disperato qualunquismo (con una postilla di Luciano Lelli)
Il politologo e gran firma del Corriere della Sera nell'imminenza del nuovo anno ormai - sempre farcito di
veleni e di macroscopiche negatività - decollato, dipinge un quadro veramente fosco concernente la situazione sociale, politica, economica, culturale dell'Italia. L'esperto inclina a ritenere che l'assetto funzionale del Paese, da decenni in inesorabile e progressivo deterioramento, sia pervenuto a uno stadio tale di patologia, da non consentire secondo ragione l'espressione di una previsione di redenzione. Non appieno in linea con la figurazione tutta buia di Galli della Loggia, Luciano Lelli la correda con una sua postilla sostanziata di precisazioni e animata da una propensione non ugualmente tutta nutrita di pessimismo
Pubblicazione: 19 01 2011 (in Corriere della Sera, 30 dicembre 2010)


Angelo Panebianco
Conservatori di sinistra
Da svariati anni ormai si è verificata in Italia una stupefacente mutazione antropologico-politica: la cosiddetta sinistra, nell'immaginario collettivo schieramento proteso al futuro, allo sviluppo, all'innovazione, alla sperimentazione di nuove modalità di convivere, lavorare, produrre si è trasformata in gruppo arroccato maniacalmente nella conservazione dell'esistente e nella nostalgia del passato, cedendo la sua - supposta - spinta propulsiva alla cosiddetta destra. L'analisi di Panebianco, non schierato con le ragioni dell'attuale maggioranza governativa, è in argomento spietata ed esemplare
Pubblicazione: 04 01 2011 (in Corriere della Sera, 29 dicembre 2010) 


Luciano Lelli
La politica italiana tra ossessione del particulare e utopia del bene comune
Ripubblicazione di un saggio già proposto due anni e mezzo fa nel sito WEB dell'autore, il quale suscitò una indignata riprovazione da parte di adepti della sé dicente sinistra (la risonanza dell'esecrazione tuttora perdura) in specie a causa d'alcuni rilievi - linguisticamente risentiti - sull'allora premier Romano Prodi e sul presidente della Repubblica in carica Giorgio Napolitano.
L'autore antepone alla riproposta del saggio una premessa esplicativa e d'aggiornamento
Pubblicazione: 28 06 2010


Marcello Veneziani
Asor Rosa senza parole. Gli intellettuali tacciono? Non hanno niente da dire
Sarebbe proprio auspicabile che gli intellettuali, ovviamente tutti di sinistra, dopo avere condiviso ed anzi esaltato per decenni errori clamorosi e crimini veri e propri, tacessero  davvero e per sempre. Purtroppo continuano a blaterare, imperterriti nella mancanza totale di dignità
Pubblicazione: 18 12 2009 (in il Giornale, 8 ottobre 2009)
 
       

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